Recensione critica “Pippi Calzelunghe” - Astrid Lindgren
L'infanzia come posizione etico-linguistica: approfondendo Pippi Calzelunghe di Astrid Lindgren
Ci sono personaggi che vivono e rimangono nell'infanzia.
E ce ne sono altri che continuano a spiegare l'età adulta.
Pippi Calzelunghe appartiene decisamente a quest’ultima categoria.
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A distanza di più di ottant'anni dalla sua prima apparizione avvenuta nel 1945 (sebbene in Italia sia approdato con insolito ritardo tredici anni dopo), il romanzo di Astrid Lindgren conserva una influenza sorprendente.
Non solamente perché racconta di una bambina fuori dagli schemi, ma perché mostra una forma diversa di impegnare il linguaggio e riorganizzare le logiche narcisistiche della interazione, tanto da rinominare il mondo.
La vera rivoluzione di Pippi non consiste nell’evidente forza fisica, nella precoce autonomia o nella coinvolgente eccentricità che l'hanno resa celebre.
La sua rivoluzione è, prima di tutto, grammaticale.
È il modo in cui usa le parole.
La precisione dell'immediatezza
Le parole di Pippi arrivano prima delle convenzioni.
Rapidamente, sono dirette e sincere: ogni frase è pronunciata senza il tempo necessario per mettere su una strategia sociale, né per farne coesistere un retropensiero.
La lingua scelta da Astrid Lindgren per Pippilotta Pesanella Tapparella Succiamenta Efrasilla figlia del Capitano Efraim Calzelunghe, rinuncia deliberatamente all'artificio retorico lasciandolo solo nel nome completo della protagonista.
Predilige la frase breve, un lessico limpido, una sintassi che rende l'impressione di un pensiero ancora non formato, quando con “non formato” non si intende scarico di significato (tutt’altro), ma non impoverito dal rimodellamento maniacale e quindi macchinoso.
La comunicazione usata da Lindgren attraverso Pippi ha il peso specifico dell’ironia precisa: che si ha solo prendendo sul serio ciò che gli adulti danno per scontato, rivelandone in questo modo l’assurdità e alleggerendo ciò che i bambini pensano già sia aggravato di proibitiva responsabilità.
La sua comicità è sempre una forma di pensiero intelligente.
«Pippi non dice vere bugie, mente per finta. Come fai a non capirlo, stupidina!»
Pippi guardò Tommy pensierosa.
«A volte dici cose così sagge, che ho paura che diventerai qualcuno di importante» disse.
L’ etica delle spontaneità
Spesso si interpreta Pippi come simbolo della libertà. Il che è incontrovertibilmente vero, ma si scredita che quella libertà nasce da una regola di etica rigorosa.
Pippi non ignora ogni norma: è libera perché distingue le norme necessarie da quelle che esistono nella convenzione.
Pippi non impiega, perché disconosce, l’utilità del cinismo; allo stesso modo di come non calcola il proprio tornaconto e non soffre l’esigenza di adattarsi alla presenza altrui rientrando adeguatamente nell’orbita del proprio giudizio.
La sua sincerità diventa così un gesto radicale. Nel senso di drastico, ma anche eminentemente politico.
«Tu piangere perché Tommy quasi stato divorato?» suppose Momo.
«No» disse Pippi contrariata asciugandosi gli occhi. «Io piangere perché povero piccolo pescecane affamato oggi essere rimasto senza colazione».
La disobbedienza civilizzante
Perché Pippi non propone semplicemente un carattere eccentrico; incarna una particolare idea della convivenza civile. Là dove la società organizza i rapporti attraverso gerarchie, convenienze, qualche buona maniera e molte aspettative reciproche, lei continua a rispondere secondo una logica molto più elementare e molto più difficile da aggirare: la giustizia.
Pur vivendo senza genitori e perché disobbedisce continuamente le regole sociali, non rappresenta l’anarchia.
La sua condotta infatti è tutt’altro che arbitraria, possiede anzi una coerenza morale quasi inflessibile: difende chi è più debole, si oppone a ogni forma di prepotenza, non attribuisce valore al denaro in quanto strumento di potere e non modifica il proprio giudizio per ottenere approvazione.
Ed è proprio questa coerenza, così correntemente scomoda, a renderla ancora moderna e necessaria.
«Ma allora chi ti dice quando devi andare a letto, di sera, e cose così» chiese Annika.
«Me lo dico da sola» spiegò Pippi. «Prima con le buone, e se non obbedisco, me lo dico un’altra volta più severamente e, se continuo a non voler obbedire, allora finisce a sculacciate».
La fantasia come forma di verità
Altro fraintendimento è su come il mondo immaginario di Pippi è spesso definito: cioè assurdo.
In realtà anche questo mondo fiabesco funziona secondo finalità molto precise.
Lindgren non utilizza la fantasia per allontanarsi dalla realtà, né tanto meno per sostituirla.
Parte da elementi reali, densamente corporei, precisamente esperienziali - scimmia, cavallo, Villa Villacolle, lentiggini, calze spaiate, scarpe enormi, forza fisica sproporzionata - per estenderne il limite di contingenza attraverso la possibilità e così il campo dei significati.
La realtà del bambino, del resto, non è ancora commisurata.
Non ha idea né manuale, né visiva, né prospettica di quanto lo spazio del reale sia ristretto rispetto all’immaginazione cartoonesca e di quanto la portata vera e propria della sua fascinazione appartiene tutta al regno animale e alla natura.
Lindgren crea una terra di mezzo
L’universo di Pippi occupa esattamente questo confine necessario: tra il com’è e come non è ancora chiaro che non possa essere.
È una terra di mezzo che si allarga per accogliere chi sta scoprendo il mondo e dev’essere accompagnato nei valori che fanno la vita civilizzata, ma non vuole essere deluso dalla non presenza di ciò che da adulto verrà derubricato come deformazione ed esagerazione.
Non a caso ogni invenzione, ogni esagerazione, ogni episodio apparentemente impossibile finisce per raccontare qualcosa di profondamente umano: il desiderio di essere accolti, il bisogno di amicizia, la resistenza davanti all'autorità quando questa smette di essere giusta e il tentativo di contagiarla al bene attraverso la comicità e meraviglia.
Una fantasia che serve agli adulti
Per questo motivo il romanzo continua a parlare anche agli adulti. La fiaba diventa uno strumento auto-investigativo e del ridimensionamento.
La sua spontaneità diventa così uno strumento di conoscenza. Guardando il mondo con gli occhi di Pippi, anche il lettore adulto è costretto a interrogarsi sulle convenzioni che considera connaturali e che ha dimenticato di mettere in dubbio, perché ha biologicamente superato da molto l’età della messa in discussione.
Attraverso il suo personaggio, Astrid Lindgren propone una nuova idea di romanzo di formazione e dell’infanzia: non un'età dell'incompletezza, ma una stagione dotata che rifiuta di essere normalizzata.
Parlassimo tutti come Pippi, sicuramente il dolore esisterebbe comunque. Ma perderebbe molto della sua azione destabilizzante nonché del respiro largo che ancora le permettiamo.
Ci muoveremmo con maggiore coraggio dentro la cattiveria, non evitando di prenderci posizione.
Sapremmo distinguere meglio l'autorità dall'autoritarismo.
L'amicizia dalla convenienza. La libertà dall'egoismo.
Astrid Lindgren costruisce un personaggio che non elimina la sofferenza. Le impedisce, però, di diventare normalità accettata. Ed è questa la sua straordinaria forza educativa.
Non insegna obbedienza o disobbedienza.
Insegna autonomia morale.
Pippi era in giardino ad innaffiare i pochi miseri fiori che ancora erano rimasti con un vecchio annaffiatoio arrugginito. Dato che proprio quel giorno diluviava, Tommy disse a Pippi che sembrava inutile.
«Be’, tu di’ quel che ti pare» disse Pippi indignata, «ma poiché sono rimasta a letto sveglia tutta la notte, impaziente di alzarmi ad annaffiare, non mi lascerò intimidire da un po’ di pioggia, questo è poco ma sicuro!»
La letteratura per l'infanzia: un genere tutt’altro che minore →
dalla serie televisiva, debuttata in Italia nel 1970.
Non è solo nostra la percezione che la letteratura per l’infanzia venga considerata come una sorta di anticamera della “vera” letteratura, destinata all’abbandono con la crescita del lettore.
Eppure, osservando la storia della letteratura mostra come i personaggi dell’immaginario comune, che appartengono proprio ai libri per bambini, in realtà hanno modificato l’intera cultura occidentale.
Perciò, è fattuale che la letteratura per l’infanzia non è genere preparatorio ma è, invece, il luogo dove raggiunge la propria forma più essenziale.
Il concetto ambiguo di semplificazione
Il primo equivoco consiste nel credere che scrivere per i bambini significhi scrivere in modo semplice.
È vero, semmai, l'esatto contrario.
Ci assumiamo anzi la responsabilità di sostenere che la semplificazione appartenga molto più spesso a una certa narrativa contemporanea per adulti che alla grande letteratura per l'infanzia.
Una trama esile, personaggi appena abbozzati, un linguaggio ordinario o una struttura poco ambiziosa non impediscono oggi a un libro di ottenere legittimazione editoriale, spazio nelle librerie o l'attenzione di quella che convenzionalmente definiamo la comunità dei "lettori forti". All'estremo opposto, è altrettanto possibile rifugiarsi nello sperimentalismo sfrenato.
La letteratura per l'infanzia, invece, non concede nessuna di queste scorciatoie: la semplicità che le viene richiesta non riguarda il pensiero, ma significa costruire una frase che possa essere compresa da un bambino che legge per la prima volta il mondo, senza risultare banale per l’adulto che quel mondo lo abita da decenni.
Questa forma di equilibrio molto spesso rappresenta il risultato più difficile da raggiungere; è questa inevitabilità a costituire uno dei risultati più alti in scrittura.
La responsabilità dell’immaginario
Va notato che esiste una profonda responsabilità che distingue questo genere: il romanzo per adulti entra in un immaginario già formato, quello per bambini contribuisce a costruirlo.
La giustizia, la libertà, l’empatia, l’amicizia, il coraggio sono spesso comprese attraverso immagini potenti che nascono in questi testi.
Possiamo dire quindi, che il libro per adulti forse conserva la responsabilità maggiore e cioè di mostrare nuovi valori anche quando il proprio sistema valoriale sia saldo, spesso con la pericolosità che questa saldatura significa.
Alla “letteratura infantile” sta trasmettere categorie: iniziare il modo in cui percepire, esaminare e acquisire il mondo.
Con tutto il peso che ogni scelta linguistica, narrativa e simbolica portano con sé… Tanto da poter dire una volta in più che la preposizione “per” che introduce il complemento di fine/destinazione va sostituita con
sull’infanzia
dall’infanzia
attraverso l’infanzia.
Il figlio come primo lettore assoluto
Se noi considerassimo il bambino come il lettore più difficile possibile da incantare, in quanto non concede tempo, né da valore alla forma, ma giudica su ciò che immediatamente accade davanti agli occhi.
Possiamo capire perché una certa letteratura nata solo per il bambino che si aveva in casa, per quello generato abbia superato così prosperosamente la prova del tempo.
Esiste, infatti, questa particolare genealogia della letteratura che raramente viene osservata come si dovrebbe: le storie nate, spesso come dialoghi, per una sola persona.
Le quali, prima ancora di dialoghi, erano puro gesto d’amore.
Pippi Calzelunghe nasce nel 1942 quando Karin Lindgren, costretta a letto da una malattia, chiede alla madre di inventare avventure con una protagonista bizzarra dal nome bizzarro “Pippi Långstrump”.
Astrid le racconta, ma solo 4 anni dopo superano lo spazio domestico diventando libri che cambiano la traiettoria della letteratura mondiale.
Non è un caso isolato:
Anche Lewis Carroll raccontò per la prima volta Alice nel Paese delle Meraviglie durante una gita in barca sul Tamigi, improvvisando la storia per Alice Liddell e le sue sorelle. Soltanto l'insistenza della bambina convinse l'autore a trascriverla.
A. A. Milne osservò il figlio Christopher Robin giocare con i suoi pupazzi prima di trasformare quelle giornate nel Bosco dei Cento Acri e in Winnie-the-Pooh.
J. R. R. Tolkien, molto prima della pubblicazione, scriveva ogni Natale lettere illustrate ai propri figli fingendo che fossero spedite da Babbo Natale; da quello stesso ambiente familiare sarebbe nato anche Lo Hobbit, raccontato inizialmente ai bambini prima di essere consegnato all'editore.
Persino J. K. Rowling, pur concependo Harry Potter come un progetto narrativo destinato alla pubblicazione, ha più volte raccontato di aver verificato il ritmo della storia attraverso il rapporto con i propri figli, leggendo loro alcuni passaggi e osservando le loro reazioni.
Questi libri condividono una caratteristica fondamentale.
Il loro primo lettore non è il mercato, non è la critica, non è l'editore: è un bambino.
E questo cambia radicalmente la natura della scrittura.
Un libro che torna nell’oralità
Il libro sull’infanzia ha un’ultima caratteristica che lo distingue dalle altre forme di letteratura: la circolarità.
È una diretta conseguenza del punto precedente, cioè l’esperienza per la quale la storia nasce: l’essere venute al mondo come pensiero espresso dalla voce.
Il libro attraverso l’infanzia sarà sempre destinato ad essere letto da un genitore per il figlio.
In questo modo la letteratura dell’infanzia rappresenta l’unica degna continuatrice della letteratura originaria: quella millenaria, con le comunità raccolte attorno al fuoco.
Come l’Odissea, le fiabe dei Grimm e le Mille e una notte.
Continua con una nota biobibliografica →
Profilo Biografico Minimo
Nacque a Vimmerby, nella regione dello Småland (Svezia), il 14 novembre 1907, da una famiglia di agricoltori. Crebbe nella fattoria di Näs, immersa nella campagna, un ambiente che segna profondamente il suo immaginario letterario. La libertà dell'infanzia, il rapporto con la natura e il gioco spontaneo diventeranno infatti i temi fondanti di gran parte della sua opera.
Esordi: Dopo aver lavorato come giornalista presso il quotidiano locale di Vimmerby, si trasferì a Stoccolma, dove lavorò come stenografa e segretaria. Nel frattempo iniziò a scrivere racconti destinati inizialmente alla figlia Karin, alla quale inventò il personaggio di Pippi Calzelunghe durante una malattia.
Il Successo Internazionale: Nel 1945 pubblicò Pippi Calzelunghe, romanzo che rivoluzionò la letteratura per l'infanzia. Per la prima volta una bambina indipendente, fortissima e anticonformista diventava protagonista assoluta di un libro destinato ai più piccoli. L'opera suscitò inizialmente anche numerose polemiche, poiché metteva in discussione i tradizionali modelli educativi fondati sull'obbedienza all'autorità.
Negli anni successivi Lindgren pubblicò decine di romanzi tradotti in oltre cento lingue e venduti in milioni di copie, diventando una delle autrici più lette della storia della letteratura.
L'impegno civile →
Accanto all'attività letteraria, Astrid Lindgren fu una convinta sostenitrice dei diritti dell'infanzia, della tutela degli animali e della non violenza. Le sue prese di posizione influenzarono anche il dibattito politico svedese, contribuendo all'approvazione di importanti riforme sul benessere animale e sull'educazione.
Morì a Stoccolma il 28 gennaio 2002, all'età di novantaquattro anni, riposa al Cimitero di Vimmerby, vicino alla cappella di St. John's Chapel, accanto ai genitori Samuel August e Hanna.
Sinossi completa
Titolo:Pippi Calzelunghe
Autrice: Astrid Lindgren
Prima edizione: 1945
Pippi Calzelunghe vive da sola nella Villa Villacolle, insieme al cavallo Zietto e alla scimmietta Signor Nilsson. Figlia del capitano Efraim Calzelunghe, convinta che il padre sia re di un'isola dei Mari del Sud, possiede una forza straordinaria, un'enorme valigia piena di monete d'oro e una totale indipendenza dagli adulti.
Accanto a lei vivono i fratelli Tommy e Annika, bambini educati secondo le convenzioni dell'epoca, che rimangono immediatamente affascinati dalla libertà e dall'imprevedibilità della nuova vicina.
Il romanzo non segue una trama lineare, ma è composto da una successione di episodi autonomi: Pippi affronta ladri, poliziotti, insegnanti, signore dell'alta società, artisti del circo e adulti convinti di sapere sempre ciò che è giusto. Ogni incontro diventa l'occasione per mettere in discussione le regole sociali attraverso il suo linguaggio diretto, l'ironia e una fantasia inesauribile.
Significato dell'opera
Il romanzo celebra la libertà, la fantasia, l'amicizia e il diritto di ogni individuo a costruire la propria identità senza rinunciare alla responsabilità verso gli altri.
Altre opere principali
Il libro di Bullerby (1946) - Un racconto corale dell’infanzia vissuta in libertà nella campagna svedese, tra giochi, amicizia e vita comunitaria, che restituisce un mondo semplice governato dalla curiosità e dall’immaginazione.
Peter e Petra e altri racconti (1949–1960, raccolta) - Una raccolta di racconti dove realtà quotidiana e meraviglia si incontrano, dando voce alla solitudine, alla solidarietà e alla capacità infantile di scoprire l'eccezionale nell’ordinario.
Mio piccolo Mio (1954) - Una fiaba intensa sul desiderio di appartenenza, sull'amore filiale e sul coraggio di affrontare il male.
Karlsson sul tetto (1955) - Primo della celebre trilogia dedicata a l’eccentrico ometto volante che vive sui tetti di Stoccolma. Lindgren esplora solitudine e bisogno di attenzione.
Rasmus e il vagabondo (1956) - Romanzo di formazione dedicato all'amicizia, alla ricerca di una famiglia e alla dignità degli emarginati.
Lotta combinaguai (dal 1958) - Le sue avventure quotidiane da ostinata, indipendente e piena di inventiva, con cui Lindgren raccontare con ironia l’affermazione della personalità infantile.
Martina di Poggio di Giugno (1960) - Una storia immersa nella campagna svedese, dove si racconta la quotidianità familiare, il rapporto con la natura e quella libertà dell’infanzia.
Emil (Emil di Lönneberga, dal 1963) - Serie di racconti dedicati a un bambino vivace e ingegnoso che, dietro le sue continue marachelle, rivela un profondo senso di giustizia e umanità.
Vacanze all'isola dei gabbiani(1964) - Un romanzo che celebra l'infanzia, la natura e la libertà attraverso le avventure di una famiglia durante un'estate nell'arcipelago svedese.
I fratelli Cuordileone (1973) - Romanzo tra i più profondi di Lindgren, affronta temi come la morte, il sacrificio e il coraggio attraverso una potente allegoria fantastica.
Ronja, la figlia del brigante (1981) - Uno dei capolavori dell'autrice, in cui il passaggio dall'infanzia all'età adulta si intreccia ai temi della libertà, della natura e della riconciliazione.
Letture complementari
Ascolta il mio cuore – Bianca Pitzorno
Come Pippi, anche le protagoniste di Pitzorno mettono in discussione l'autorità adulta, ma lo fanno dall'interno della realtà quotidiana. L'infanzia diventa uno spazio di libertà critica, capace di smascherare l'ingiustizia, l'arbitrarietà e le convenzioni del mondo degli adulti.
Conclusione
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